martedì 6 novembre 2007

Immigrazione in Italia


La classe politica italiana non prevedeva i fenomeni che si sono manifestati, pertanto la legislazione specifica si concretizza molto tardi, ed è spesso frammentaria ed influenzata alla necessità impellente di regolamentare situazioni quasi di emergenza e che creano tensione fra la popolazione.
Dopo una certa indifferenza negli anni '70, una certa incertezza negli anni '80, una sofferta formulazione legislativa negli anni '90, non si è comunque riusciti a rispondere alla necessità di far fronte al fenomeno dell'illegalità, diffusa con la complicità di compiacenti frange della malavita locale.


Per la funzione-guida che sta assumendo in Europa è necessario spendere qualche parola in più sulla Bossi-Fini. E’ opinione di molti che essa abbia reso la vita degli immigrati ancora più incerta, sospesa e ricattabile di quanto già non fosse.
Lo strumento tecnico-giuridico con cui questo risultato è stato indiscutibilmente raggiunto è quello del legame tra il permesso di soggiorno e il contratto di lavoro.
Il permesso di soggiorno infatti, viene oggi ad avere la stessa durata del contratto di lavoro, dal momento che l’immigrato che abbia perso il lavoro, ha soltanto sei mesi di tempo per procurasi un nuovo lavoro regolare; trascorso senza esito favorevole questo periodo, egli diventa ipso facto un “clandestino”. Ora, se si considera che i contratti a termine sono ormai la maggioranza dei nuovi contratti di lavoro, se a ciò si aggiunge che il tempo medio per ottenere un rinnovo per il permesso di soggiorno è di sei mesi ed oltre, è facile capire che l’effetto scontato di una simile normativa è di accrescere a dismisura il rischio di trovarsi in condizioni di irregolarità per tutta la massa dei lavoratori immigrati, tanto dei nuovi venuti quanto di quelli già residenti in Italia e in regola. Questo rischio diventa addirittura una certezza se ci si limita a considerare il caso dei nuovi venuti, dal momento che ora entrare regolarmente in Italia è possibile solo se il lavoratore immigrato ha già concluso nel suo paese di origine un contratto col suo “datore di lavoro”, e solo se costui si è assunto l’impegno a trovargli un alloggio e ad accollarsi le spese del rientro, non senza aver accertato, prima di concludere il contratto (in ossequio al principio della “preferenza nazionale”), che non ci siano da nessuna parte lavoratori italiani disponibili per quella data mansione. Con un simile fitto sbarramento legale, va da sé che da quando è stata approvata la legge Bossi-Fini solo il 2% degli ingressi di immigrati in Italia è potuto avvenire nel rispetto delle regole, mentre il restante 98% è avvenuto in violazione delle leggi.
L’irregolarità, di partenza o di ritorno, espone i lavoratori immigrati ad ogni sorta di pressione e sopruso da parte delle imprese, nelle cui mani, tra l’altro, la legge ha consegnato il diritto di chiedere il permesso di soggiorno; diritto che è stato in tal modo sottratto all’immigrato, dichiarato con ciò solo e fondamentalmente soggetto di obblighi nei confronti delle imprese, delle famiglie assuntrici e dello stato. La crescita di controlli sugli immigrati va di pari passo con la crescita della dipendenza degli stessi non solo dai mutevoli umori del mercato, ma anche dalla polizia e dalla burocrazia degli stati, dalle imprese, dalle reti criminali o, per lo meno, dalle cosiddette “filiere etniche” composte da una molteplicità di figure obbliganti che vanno dai prestatori di danaro, dagli scafisti, fino ai fornitori dei primi alloggi di fortuna, ai procacciatori dei permessi di soggiorno, etc.
Questa condizione dei nuovi immigrati, che viene spontaneo avvicinare all’antica condizione schiavile, si è pensato bene di sanzionarla anche a livello simbolico imponendo a tutti gli immigrati indiscriminatamente quell’obbligo di fornire le impronte digitali ch’era stato riservato finora soltanto ai carcerati , e che già è in vigore, peraltro, in diversi paesi europei.Un simbolo dall’inequivocabile significato: ogni immigrato è un potenziale criminale, ed è dunque necessario tutelarsi preventivamente nei suoi confronti.

Nessun commento: