mercoledì 21 novembre 2007

il gatto.. IL POST DEI POST


Beppe Grillo=il gatto
Salve a tutti... genuini figli della rete e non..
con questo post credo chiuderò definitivamente la saga di sputtanamento contro Beppe Grillo. Sebbene ci sia ancora molto ma molto altro da dire, credo sia giusto dedicarsi ora a qualcosa di più propositivo analizzando altri temi di attualità. Potrei ad esempio ultimare dicendo che il suo nome è uscito fra le liste della Massoneria, o come nell'anno 1981 lo pseudocomico si macchiò di un omicidio colposo plurimo, uccidendo due coniugi con figlio in un incidente stradale.
(L'episodio fu poi condannato dal tribunale in via definitiva.)
Questo punto secondo me è significativo.
L'antipolitica e il qualunquismo plebiscitario che propone in continuazione colpevolizzando un sitema politico vecchio e farraginoso è una realtà secondo quanto dice la stampa. Lui non è d'accordo. Non lo è nemmeno il suo prode e fedele alleato Marco Travaglio.Parlare di antipolitica nei confronti di un uomo che propone delle cose, delle idee, dei cambiamenti che investono comunque il mondo del governo e delle istituzioni è errato,non è antipolitica se ciò che dice è propositivo, progressista e costruttivo, afferma Travaglio.
Grillo, che colpevolizza la vecchiaia, che colpevolizza Sircana per le sue tendenze sessuali....
Bene, il discorso ci può anche stare, dico io.. il problema che mi balza in mente però è di natura diversa, ovvero, sembra difficile proporre qualcosa verso cui tu stesso verresti escluso.Questo nel caso dell'ineleggibilità per condanna in via definitiva.. bhè avrebbe potuto rifletterci meglio lo pseudocomico la notte del 1981 quando percorse una strada proibita uccidendo 3 persone.... almeno la piantasse di mettere il suo volto sulle liste civiche da lui proposte.
Detto questo appunto che può avere il sapore di sciacallaggio, cosa che comunque non è se non per attenersi alle regole di gioco che lui stesso tiene andando a prendere i peli nell'uovo di questo o di quel parlamentare, la mi opinione è la seguente:
la politica non è un gioco.. non è qualcosa che può avvenire al Pala Sharp di Milano o in spettacoli autorizzati dai Comuni dove per lo più un biglietto non costa mai meno di 20 euro..
Io confesso.. prima del V-day ero un ammiratore di Grillo.. vidi anche un suo spettacolo dal vivo.. nonostante le sue contraddizioni lo apprezzavo perchè esprimeva le sue idee senza eccedere in mobilitazioni... Dopo il v-day ha ecceduto.
Ora, le vie di mezzo sono sterili in queste circostanze.. va bene sensibilizzare, ma la politica o la fai o non la fai.. come suggeriscono alcuni amici: "la politica non è appannaggio di tutti,è un'arte da imparare e affinare di barcamenarsi senza affogare E cosi come a nuotare ci si può anche arrivare per istinto ma per diventare grandi nuotatori ci vuole allenamento e allenamento, beppe grillo può arrivare ad istinto a toccare temi e problemi importanti alla politica e soprattutto alla democrazia(elezione diretta dei proprio rappresentanti),ma di sicuro non gli si possono affidare compiti piu importanti come i tanti grillini vorrebbero."
Detto ciò, se Grillo fosse davvero un uomo di politica, si candidi, diventi sindaco o deputato, faccia vedere quello che realmente vale, dia davvero una mano al nostro Paese senza raccogliere firme solo per far rendere ancora più conto agli Italiani di quanto siano inutili i voti che diamo alle urne..
Non lo farebbe.. non lo farebbe mai.. forse perchè così facendo andrebbe a misurarsi con gente che ne sa molto ma molto piu di lui di quello che realmente è la macchina politica, di quello che vogliono dire le alleanze e gli equilibri di potere, forse perchè per la prima volta nella sua vita sarebbe costretto a sostenere un dialogo civile ed educato. La realtà è che Grillo è bravissimo ad estremizzare ciò che accade intorno all'Italia perchè è un reazionario.. se facesse politica vera allora bene deciderebbero gli elettori.. ma altrimenti??? Il nulla.. disfattismo.. antipolitica
Chiariamo bene una cosa.. ne approfitto per rispondere ad un tot di commenti che mi sono arrivati.. io non ce l'ho con Grillo, non è lui il mio bersaglio, ma la mia è una campagna di sensibilizzazione che offusca lo pseudocomico, che altro non fa se non il suo mestiere ovvero pubblicità per i suoi spettacoli, ma è rivolta verso la gente che realmente crede in lui come il "messia ligure" venuto per indicarci la vera strada e per guidarci verso un futuro migliore.. cari "grillini" SVEGLIATEVI per favore..
Ora, è bene aver ben chiaro il panorama che abbiamo di fronte... visto i recenti mutamenti degli scenari politici ed economici probabilmente è un panorama molto temporaneo.. ovvero:
da una parte c'è il qualunquismo e l'antipolitica di molti italiani, mossi dal malcontento generale, dall'altro c'è una classe politica che cerca solo di autoconservarsi, di portare avanti nel tempo la "casta", ovvero che sopravvive.
Entrambi gli estremi sono un male, ma la bilancia non può tendere verso la prima sfera, non troppo a lungo almeno altrimenti si rischia il collasso totale.. qui nasce la mia campagna BEPPEGRILLOTIODIO. (google adsense mi ha persino negato il consenso al blog perchè lesivo di singoli, gruppi o organizzazioni). La politica deve tendere a muoversi per ottenere vantaggi incrementali.. ovvero fare un passo alla volta avendo ben chiari gli obiettivi comuni. In altre parole, l'unico modo per azzittire l'antipolitica è fare una buona politica.
Quest'ultima caro sig. Grillo, la faccia fare ad altre persone, tu pensa solo a farci sorridere un po di più.

martedì 20 novembre 2007

e la volpe.....IL POST DEI POST 2


Manca infatti un anello a tutta la catena.. qualcosa che giustifichi la presenza della casta fronteggiata dall'antipolitica.. l'anello è un personaggio e secondo me si chiama Antonio Di Pietro = la volpe.Il legame tra i due è fatto ormai assodato.. provate a digitare su google "Di Pietro e Casaleggio".. Grillo e Di Pietro, non solo hanno il blog curato da medesimi consulenti di marketing ma addirittura si ritengono sinergici nella politica italiana!!!Ora il fatto per me è sconcertante.. com'è possibile che un antipolitico diventi improvvisamente amico di un politico che tra l'altro risiede in parlamento e fa parte di un gruppo che tiene in scacco la maggioranza??? La risposta è semplice: o uno dei due mente oppure, cosa più probabile anche di Pietro fà antipolitica, pura e semplice. Ricordiamo la carriera di Di Pietro, prima di diventare magistrato vinse un concorso come commissario di polizia e viene assunto alla Scuola Superiore di Polizia. In altre parole, l'indole di Di Pietro è quella del poliziotto, dello sbirro per intenderci. E' un elemento pericoloso, perchè gode a dare sanzioni, a condannare anche mettendo a rischio l'unità di un governo pur di avere prestigio personale, proprio perchè uno sbirro.Di Pietro è un personaggio strano.. durante l'avocazione di De Megistris, suo amico magistrato si scagliò contro tutto il parlamento creando una bufera, mettendo in crisi tutta la coalizione, ricattando il governo.. la sua affermazione fu " se Mastella non ha nulla da temere si faccia processare, in questo modo a risentirne è l'immagine della politica".. parole sante, pensai... poi mi fermai a riflettere: se parla d'immagine il caso è solo politico, infatti la realtà dei fatti è che l'inchiesta contro alcuni personaggi politici non si è fermata con l'avocazione di De Magistris, ma è continuata solo che in un altra sede, ovvero il tribunale dei Ministri. Infatti un Ministro è legittimato, se l'inchiesta contro di lui riguarda le sue attività di Ministro, a fare un'ispettoria dalla quale poi può essere deciso di trasferire l'inchiesta all'appropriato tribunale..Su questa vicenda meglio che mi fermo qui rischierei di essere troppo impopolare..Il dubbio che mi viene però è successivo: se davvero Di Pietro tiene così a cuore la giustizia Italiana perchè ha votato contro la commissione d'inchiesta contro i poliziotti che pestarono, torturarono e uccisero durante il g8?? Allora dichiarò l'esigenza di un'inchiesta a 360 gradi che colpisse anche gli atti di vandalismo di alcuni manifestanti.. da ridere.. solo perchè sono i tuoi cari amici sbirri?? o forse perchè in qualche modo c'è anche il tuo zampino nei fatti di Genova che costarono le dimissioni dell'allora ministro dell'interno Scajola??? Mistero.. forse non lo sapremo mai.. a voi le conclusioni..we love Italy


p.s: tengo a precisare che ho un profondo rispetto verso la polizia e le forze dell'ordine ma faccio solo una distinzione poliziotti: coloro i quali si incaricano di proteggere e difendere le persone tenendo sicure le strade e le città sbirri: vili servi del potere che abusano dei loro poteri ledendo i diritti delle persone

lunedì 12 novembre 2007

Lutto del mondo civile, non del calcio


"E' morto Gabriele", intitolano i giornali di tutta Italia..
E' morto? Come si fa a dire una bestialità simile?
Io non ho parole.. non dovrei neanche trovarmi qui a scrivere questo post per lo sdegno.. ma un silenzio tacito significa anche idee confuse, e questo proprio non lo potrei accettare, perchè il fatto è stato chiaro e limpido:
Nessuno è morto, Gabriele è stato UCCISO!!
Attenzione all'uso di parole e dei relativi significati, perchè la stampa si sa, storicamente non è amica del calcio, è facile per i giornalisti scagliarsi contro i tafferugli tra tifosi, ci mangiano.
Assottigliare le differenze tra un tifoso e un terrorista kamikaze è l'hobby preferito di Sky e Mediaset da anni.
Anche quando gli ultrà sono innocenti allora trovano il modo di moderare i toni, di marciarci su...
è morto...??.... siate coscienti per favore...
Chiarito questo particolare rilevante del modo in cui l'opinione pubblica percepisce i fatti di cronaca a discrezione dei soggetti che sono investiti, parliamo di un altro elemento che sembrava essere determinante: la partita, il calcio!
A tal proposito voglio esprimere il mio disprezzo verso tutti i signorini che si riempiono la testa di begli ideali, parlando a sproposito di ciò che "è bene pensare" pur non avendo alcun legame o esperienza diretta con le questioni che sollevano; sto parlando della gente che dopo un simile episodio dichiara l'odio verso questo sport, come causa scatenante delle intemperanze e della violenza, delle morti e delle ribellioni, di quelli che dicono NO al calcio, i "bei pensanti".
Chiariamo bene, il calcio qui non c'entra davvero nulla, è stata solo la cornice. Come se al seguito di un ladro di gioielli che uccide i proprietari di casa dove andava a rubare si dicesse NO ai gioielli!!...( il paragone può sembrare forzato, ma è tanto per chiarire l'idea).
Ora l'analisi può entrare più a fondo nel fatto in .
Le ipotesi sono due e chiaramente divergenti:
1) l'evento è stato una fatalità, il colpo vuoi per raptus di follia, vuoi per negligenza, vuoi per involontarietà, è stato accidentale.
In questo caso invito tutti a riflettere, se così è stato, che una disgrazia simile dovrebbe stimolare la sensibilità di ognuno di noi ad ammettere coscientemente la verità, ovvero che tutti possono sbagliare, anche quelli con la divisa, anche, purtroppo, provocando tragedie. (non si esonerano da questo le relative responsabilità, viene a mancare il rispetto verso il dolore e lo sconforto dei familiari di Gabriele).
In questo caso non avrebbero senso le rivolte dei tifosi, non avrebbero senso gli attacchi al Coni, ad Amato, alle istituzioni, alle questure, e sopratutto non avrebbe senso la dichiarazione dell'onorevole Bertinotti il quale dichiarò di limitare l'uso delle armi da parte dei poliziotti, per la serie "a strumentalizzare i fatti di cronaca nera non ci tiriamo mai indietro".
2) l'evento è stato intenzionale, voluto e doloso.
In questo caso allora il fatto è davvero grave, perchè servirebbe il movente.
Quale miglior rimedio per calmare un gruppo di "sporchi tifosi nemici dell'ordine e della disciplina", se non quello di sparare un paio di colpi sperando di farne secco almeno uno?
Allora qui viene meno tutto, viene meno la libertà di espressione della propria fede sportiva,
viene meno il concetto di stato democratico ed entriamo nello stato di polizia. Nasce l'odio, e dall'odio nasce la violenza, e da quando esiste l'uomo, non esiste violenza che non conti le sue vittime. Gabriele è stata una di quelle, ma anche la società civile ne ha risentito. Hanno ragione allora i tifosi di tutta Italia a ribellarsi, a chiedere rispetto e giustizia ma sopratutto protezione.
Hanno ragione le persone comuni a scagliarsi contro le istituzioni, violente e fasciste e ha ragione il presidente Bertinotti a parlare per una sensibilizzazione anche politica della vicenda.
In entrambi i casi il messaggio che ne ricavo io, personalmente, senza pretendere consensi alcun risvolto, è che il fatto di ieri è stato un colpo duro da assorbire per tutti, tifosi e non, giornalisti e non, poliziotti e anarchici: un altro chiaro e inequivocabile marchio di un sistema che si alimenta di paura, odio, violenza e repressione.

martedì 6 novembre 2007

La questione immigrati


Si parla molto di immigrati ultimamente. Si parla molto di Rom.Chi sono questi Rom? Cosa ci fanno in Italia?Sono loro che alimentano la xenofobia latente nel nostro Paese, o sono solo vittime e capro espiatorio di un disegno politico ben più grande di loro?Ecco il mio punto di vista:In questo post mi piacerebbe mettere in luce l’originalità del caso italiano per quello che riguarda le politiche d’immigrazione e i regimi d’integrazione sociale, all’interno del panorama europeo.Saranno criticate alcune idee circolanti a livello di discorso comune ma impiantate a livello di discorso specialistico, prime tra tutte quelle che sostengono che in Italia sia mancata o manchi una politica d’immigrazione, che la politica d’immigrazione sia difettosa e disordinata, oppure che non sia stato individuato un preciso progetto per gli immigrati.Le dinamiche sociali, infatti, evidenziano che piuttosto nel corso degli anni in Italia si è progressivamente articolata una politica d’immigrazione caratterizzata da una propria razionalità che ha via via strutturato un modello che produce un effetto di triplice separazione: separazione nella vita dell’immigrato; separazione tra autoctoni e immigrati; separazione tra popolazioni immigrate.Caratteristica principale di questa politica è la combinazione e l’applicazione simultanea degli aspetti negativi dei diversi modelli di “integrazione” sperimentati in Europa, che da vita ad una condizione di “ statuto speciale” per gli immigrati.La tesi che qui è presentata può apparire eccessivamente pessimista o estrema. Ma, si sa, l’estremo (se ben individuato) indica la tendenza.Quindi, da un lato il nemico, il diverso, la sicurezza, l’uomo da indicare, lo sfogo e la causa delle nostre repressioni e delle nostre mancanze, dall’altro il fulcro e il cardine di una macchina del lavoro a basso costo, che aumenta i consumi, da una spinta alla nostra economia, da ossigeno alle nostre imprese copre il grosso deficit del lavoro operaio, il divario tra domanda e offerta di lavoro italiano.Il problema che si affaccia in questo contesto è la comune presa di posizione che lo straniero debba essere essenzialmente questo e non possa affacciarsi ad un panorama più ampio e socialmente gratificante della mera forza lavoro.Sostengo un’idea che può sembrare “provocatoria” e troppo categorica da una parte, pessimistica dall’altra. Ovvero che gli immigrati, e una parte della società italiana, stanno andando verso una situazione nella quale sono posti ad un regime giuridico differenziato e, forse, sotto un regime penale continuo.Il lettore che condivide questa tesi potrebbe osservare ed obiettare che ciò è strettamente collegato alla filosofia e alle politiche di “immigrazione zero”, di netta opposizione e chiusura all’immigrazione, se non per colmare alcuni nostri vuoti nel mercato del lavoro o per soddisfare i pressanti bisogni e ritmi produttivi delle imprese. In parte è vero, ma secondo chi scrive, il vero obiettivo è un’ immigrazione “zero-diritti”, che è cosa ben diversa.Per ovvi motivi di logica interna del sistema dell’economia di mercato, nell’odierno assetto sociale mondiale l’immigrazione-zero non può esistere. Quindi, in termini scientifici, cioè in termini non ideologici, parlare di immigrazione-zero non ha senso; ne ha invece, e molto, a livello di discorso pubblico. Quando alcuni attori sociali parlano di immigrazione-zero, mirano in realtà non tanto ad una chiusura totale delle frontiere e al rifiuto generale dell’immigrazione, quanto piuttosto alla realizzazione di un sistema repressivo e di controllo che da una parte limita e seleziona fortemente gli spostamenti, e dall’altra parte pone gli immigrati in condizioni precarie e disagiate. Così l’obiettivo “finale” della politica migratoria italiana diventa l’inferiorizzazione degli immigrati già presenti sul territorio nazionale, continuamente rappresentati come indesiderati ed estranei e l’inferiorizzazione degli immigrati in entrata che attraverso il sistema delle quote vengono fatti passare attraverso una porta molto stretta. E’ diverso infatti migrare passando attraverso la porta principale e migrare passando attraverso la porta di servizio. Chi passa dalla porta di servizio è costretto a chinarsi perché la porta è bassa, ad autolimitarsi perché la porta è stretta; ed essendo le condizioni della migrazione già difficili di per se sé stesse, in questo modo si è costretti ad accettare situazioni e rapporti altrimenti intollerabili. A volte, addirittura, questa porta non esiste: è il caso della legge sull’asilo o dei decreti-flussi.

Immigrazione in Italia


La classe politica italiana non prevedeva i fenomeni che si sono manifestati, pertanto la legislazione specifica si concretizza molto tardi, ed è spesso frammentaria ed influenzata alla necessità impellente di regolamentare situazioni quasi di emergenza e che creano tensione fra la popolazione.
Dopo una certa indifferenza negli anni '70, una certa incertezza negli anni '80, una sofferta formulazione legislativa negli anni '90, non si è comunque riusciti a rispondere alla necessità di far fronte al fenomeno dell'illegalità, diffusa con la complicità di compiacenti frange della malavita locale.


Per la funzione-guida che sta assumendo in Europa è necessario spendere qualche parola in più sulla Bossi-Fini. E’ opinione di molti che essa abbia reso la vita degli immigrati ancora più incerta, sospesa e ricattabile di quanto già non fosse.
Lo strumento tecnico-giuridico con cui questo risultato è stato indiscutibilmente raggiunto è quello del legame tra il permesso di soggiorno e il contratto di lavoro.
Il permesso di soggiorno infatti, viene oggi ad avere la stessa durata del contratto di lavoro, dal momento che l’immigrato che abbia perso il lavoro, ha soltanto sei mesi di tempo per procurasi un nuovo lavoro regolare; trascorso senza esito favorevole questo periodo, egli diventa ipso facto un “clandestino”. Ora, se si considera che i contratti a termine sono ormai la maggioranza dei nuovi contratti di lavoro, se a ciò si aggiunge che il tempo medio per ottenere un rinnovo per il permesso di soggiorno è di sei mesi ed oltre, è facile capire che l’effetto scontato di una simile normativa è di accrescere a dismisura il rischio di trovarsi in condizioni di irregolarità per tutta la massa dei lavoratori immigrati, tanto dei nuovi venuti quanto di quelli già residenti in Italia e in regola. Questo rischio diventa addirittura una certezza se ci si limita a considerare il caso dei nuovi venuti, dal momento che ora entrare regolarmente in Italia è possibile solo se il lavoratore immigrato ha già concluso nel suo paese di origine un contratto col suo “datore di lavoro”, e solo se costui si è assunto l’impegno a trovargli un alloggio e ad accollarsi le spese del rientro, non senza aver accertato, prima di concludere il contratto (in ossequio al principio della “preferenza nazionale”), che non ci siano da nessuna parte lavoratori italiani disponibili per quella data mansione. Con un simile fitto sbarramento legale, va da sé che da quando è stata approvata la legge Bossi-Fini solo il 2% degli ingressi di immigrati in Italia è potuto avvenire nel rispetto delle regole, mentre il restante 98% è avvenuto in violazione delle leggi.
L’irregolarità, di partenza o di ritorno, espone i lavoratori immigrati ad ogni sorta di pressione e sopruso da parte delle imprese, nelle cui mani, tra l’altro, la legge ha consegnato il diritto di chiedere il permesso di soggiorno; diritto che è stato in tal modo sottratto all’immigrato, dichiarato con ciò solo e fondamentalmente soggetto di obblighi nei confronti delle imprese, delle famiglie assuntrici e dello stato. La crescita di controlli sugli immigrati va di pari passo con la crescita della dipendenza degli stessi non solo dai mutevoli umori del mercato, ma anche dalla polizia e dalla burocrazia degli stati, dalle imprese, dalle reti criminali o, per lo meno, dalle cosiddette “filiere etniche” composte da una molteplicità di figure obbliganti che vanno dai prestatori di danaro, dagli scafisti, fino ai fornitori dei primi alloggi di fortuna, ai procacciatori dei permessi di soggiorno, etc.
Questa condizione dei nuovi immigrati, che viene spontaneo avvicinare all’antica condizione schiavile, si è pensato bene di sanzionarla anche a livello simbolico imponendo a tutti gli immigrati indiscriminatamente quell’obbligo di fornire le impronte digitali ch’era stato riservato finora soltanto ai carcerati , e che già è in vigore, peraltro, in diversi paesi europei.Un simbolo dall’inequivocabile significato: ogni immigrato è un potenziale criminale, ed è dunque necessario tutelarsi preventivamente nei suoi confronti.

venerdì 2 novembre 2007

La grande immondizia ligure

Salve di nuovo.
In questo post mi piacerebbe rivolgere una domanduccia a tutti compreso magari allo pseudocomico, anche se dubito di ricevere una risposta:
come mai, dopo aver assistito ad immagini di un altissimo contenuto drammatico come quelle relative all'emergenza dei rifiuti nella provincia di Napoli e come quelle in cui la gente disperata dagli odori iniziava a dare fuoco ai sacchi dell'immondizia che giacevano davanti le loro abitazioni beccandosi avvelenamenti da combustioni tossiche, il comico ligure ha magicamente smesso di parlare e portare avanti le sue splendide iniziative contro gli inceneritori???????

MISTERO!
probabilmente avrà visto questo video che circola da tempo su youtube:
http://www.youtube.com/watch?v=GLg_avcFVg4

Probabilmente non dovrei mostrare così queste immagini, rischierei di fare populismo sfrenato anche io ma dalla parte opposta allo pseudocomico, e non è sicuramente la mia intenzione.
Ultimamente però è successo qualcosa di strano, il ligure è tornato alla carica!!!
Ebbene si, si parla ancora di rifiuti nel suo blog. Adesso riporteremo un breve pezzo del suo ultimo post: (con tanto di lettera pubblicata!!)

"La cassetta della posta è mia, è proprietà privata. Non voglio pagare la tassa sui rifiuti per smaltire la pubblicità. Volantini, guide, cataloghi, offerte speciali. Se mi assento da casa una settimana diventano un paio di chili e la casella si intasa. Non c’è più posto. Mi lasciano i pacchi e le lettere delle ammiratrici per terra sul marciapiede. Sto pensando di addestrare un cane contro i postini abusivi.Per risolvere il problema si può mettere un avviso sulla buca delle lettere. Ne pubblicherò alcuni sul blog".

e qui la lettera:

"Caro Beppe,ho verificato che circa la metà della carta che getto via settimanalmente (e che va ad ingombrare ulteriormente il già difficile e costoso processo urbano del “riciclo" ) non è carta che mi serve o che utilizzo realmente!Assurdo vero? Mi voglio spiegare meglio: il 50% della carta per la quale io pago lo smaltimento (attraverso la tassa sui rifiuti, Tia/Tarsu) è costituita da pubblicità commerciale e attività lucrosa i cui proventi vanno esclusivamente al centro commerciale e non a me. Una parte della mia tassa dei rifiuti dunque dovrebbe pagarla lui!...."

Mi viene da ridere cari internauti leggendo queste pubblicazioni dal blog di uno che si spaccia il paladino ambientale.
Prima di tutto occorre chiarire una cosa importante e cioè
La tassa Tia/Tarsu imposta dai comuni (enti che lo pseudocomico tanto ama difende e pubblicizza come i possibili risolutori della malapolitica italiana) volutamente evidenziata in grassetto, presenta criteri tariffari determinati dal Comune sulla base del Piano Finanziario annuale e delle prestazioni descritte nel Contratto di Servizio sottoscritto tra il Comune e il Soggetto Gestore.
La quota complessiva è composta da una parte fissa e una variabile. La parte fissa comprende i costi di gestione come ad esempio la pulizia delle strade, il ritiro dell'immondizia, il costo del lavoro, ecc.
La parte variabile invece è ripartita tra i cittadini NON in base alla mole di rifiuti prodotta, bensì in base all'ampiezza delle abitazioni in euro/metri quadri.
Caro sig. Grillo. Quello che dice oltre a dimostrare un'ignoranza profonda in materia, disinforma e rende un servizio cattivo a chi segue il suo blog. Tra l'altro rende ridicole le persone che, ingenue e molto più ignoranti di te, inviano le loro idee e impressioni al tuo blog.
Per concludere, i centri commerciali, come tutte gli altri locali non adibiti ad uso domestico, sono assoggettate anche a questa tassazione e anche con regole più restrittive.

Per ulteriori informazioni visitare il link qui sotto relativo al regolamento TIA attuato dal comune di Pisa.
Stay tuned




http://www.comune.pisa.it/doc/vecchiano/tributi/11_06.pdf